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Cultura

«Perchè il liberalismo ha fallito» di Patrick J. Deneen

Delle ideologie che furono della modernità una sola domina incontrastata, come pensiero unico dominante: l’individualismo liberale. Di rilevante interesse quindi, per chiunque si ponga in posizione non assuefatta al presente, questo libro ora disponibile in Italia grazie al lodevole editore David Nieri e la attenta curatela di Giuseppe Giaccio. Come sostiene infatti l’autore Patrick J. Deneen, il declino della cultura politica occidentale non è legato a difetti accidentali, ma connaturato ad aspetti sostanziali di un sistema che proprio nella pretesa universalistica sta generando il proprio fallimento. L’anti-cultura del materialismo pratico utilitarista ha tre pilastri: la sottomissione funzionale della natura; una concezione informe del tempo come presente indeterminato, senza passato e quindi privo di futuro; una uniformità logistica dello spazio come “non luogo”, spogliato di ogni appartenenza, terra desolata deprivata del Genius loci.

I regimi liberali promettono ai loro cittadini uguaglianza, autogoverno e prosperità materiale, ma in realtà danno origine a una disuguaglianza montante, a una dipendenza schiacciante dalle multinazionali, le corporation, le burocrazie governative e al degrado generalizzato causato dalla mercificazione dell’esistente. Allo stesso tempo, l’incessante spinta del mercato ad ampliare le libertà individuali erode le istituzioni relazionali, la famiglia, le comunità locali, l’associazionismo e la partecipazione al bene comune, l’unico antidoto all’anomia sociale.

In controtendenza quindi, le comunità locali radicate in luoghi specifici sono il correlato oggettivo di grandi spazi continentali, la pluralità multipolare dell’universale. Paradossalmente è un pluriverso post liberale quello auspicato dall’autore, possibile non solo «dopo il liberalismo» ma di fatto proprio a causa del liberalismo. Essendo un pensiero apolide, globale e cosmopolita, ha una risposta possibile ad esso non settaria e sciovinista, ma ideale e quindi generale. O un pianeta governato da un’unica potenza egemone (o da un’unica ideologia universalista), o un mondo articolato tra diversi poli di civiltà, “grandi spazi” corrispondenti alle grandi regioni del mondo. Nulla può essere credibile finché il paradigma dominante ci induca a credere che il mondo sia popolato prima di tutto da individui deietti, mentre in realtà è condiviso prima di tutto da diversi popoli, culture, lingue e civiltà, tutti degni con le proprie specificità e principi.

Il regno della quantità, d’altronde, si abbina all’ottimismo tecnologico, l’adorazione della comodità e il feticismo religioso dei consumi. Una patologica superbia nell’aver riempito il mondo di oggetti, fino alla uniformità digitale e il conformismo cognitivo che si nasconde dietro l’apologia della Intelligenza artificiale. Una straordinaria volgarità che aveva già descritto ancora nell’Ottocento un autore di riferimento di Deneen, Alexis de Tocqueville (La democrazia in America). A mano a mano che i cittadini diventano più uguali e più simili, aumenta la disposizione di ciascuno a identificarsi nella massa e a credere fideisticamente in essa, e quindi il pubblico «viene a godere di un singolare potere: non fa valere le proprie opinioni attraverso la persuasione, ma la impone attraverso una gigantesca pressione dello spirito di tutti sull’intelligenza di ciascuno». Adattarsi è sacrificare la virtù – un bene effettivo – in favore di un bisogno immediato, prosaico, abbrutito e totalitario.

Eduardo Zarelli

Perché il liberalismo ha fallito

Prefazione a cura di Giuseppe Giaccio

Sinossi

Delle tre ideologie dominanti del XX secolo – fascismo, comunismo e liberalismo – ormai rimane solo l’ultima. Ciò ha contribuito a creare una situazione particolare in cui i sostenitori del liberalismo tendono a dimenticare che si tratta, appunto, di un’ideologia, non del naturale sviluppo dell’evoluzione politica umana. Come sostiene Patrick J. Deneen in questo libro provocatorio, il liberalismo si fonda su una serie di contraddizioni: reclama uguali diritti, ma al tempo stesso produce una disuguaglianza materiale sempre più marcata; la sua legittimità si basa sul consenso, ma scoraggia l’impegno civile a favore della dimensione privata; nel perseguimento dell’autonomia individuale, ha dato origine al sistema statale più complesso e avanzato della storia. In questo libro l’autore pone l’attenzione sul fatto che, a scatenare la crisi della cultura politica occidentale, non sono stati difetti superficiali, ma caratteristiche intrinseche di un sistema il cui successo sta generando il proprio fallimento.

Informazioni e ordini:

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