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Il sogno delle macchine, l’incubo di Günther Anders

Pubblicato a gennaio da Allia, Le Rêve des machines (Il sogno delle macchine, NdT) è una raccolta di due lettere di Günther Anders che riflette notevolmente la profonda preoccupazione del filosofo austriaco per il futuro tecnico dell’Umanità.

Intitolata «Lettera sull’ignoranza», la prima fu inviata al pilota americano Francis Gary Powers, la cui cattura da parte dei Sovietici nel 1960 fu un episodio importante della Guerra Fredda. Non è il primo rapporto epistolare che Anders, segnato dalla Seconda Guerra Mondiale e dalla sua conclusione atomica, cerca di instaurare con uno dei protagonisti dello scontro tra superpotenze: nel giugno dell’anno precedente aveva scambiato diverse lettere con l’ufficiale americano che ha supervisionato il lancio della bomba atomica di Hiroshima, Claude Eatherly. A differenza di quest’ultimo, Powers ha scelto di non rispondere al filosofo, cosa che fa pensare che sperasse di ricevere questa lettera in inglese.

A differenza della seconda, intitolata originariamente «Lettera sullo svilimento», divenuta «Il sogno delle macchine», la prima è più un manifesto che una lettera; manifesto rivolto, attraverso Powers, a «tutti i Powers del mondo», cioè a tutti gli uomini, nessuno dei quali sfugge al regno del «Dispositivo». Vi troviamo diversi concetti esposti ne L’ uomo è antiquato, la cui edizione del 1980 è stata arricchita da intere pagine di questa lettera. Anders, come ricorda la prefazione di Benoît Reverte (il traduttore di queste lettere), lo scrisse quando Hannah Arendt, sua moglie, si preparava a seguire il processo Eichmann. Come la Arendt per Eichmann, Anders adotta un approccio «ibrido di metafisica e giornalismo» (Reverte) per cercare di capire le motivazioni di Powers – e fargliele capire – nella speranza che il suo destino non sia proprio come quello di un Eichmann. Complementari, «La banalità del male» e «L’uomo è antiquato», dipingono il quadro di un’umanità tagliata a macchina: il sogno delle macchine.

Nella «Lettera sull’ignoranza», scritta simbolicamente nell’anniversario del bombardamento di Hiroshima, Günther Anders si propone di convincere Powers che la sua situazione spinosa è l’occasione per riconsiderare gli eventi che lo hanno portato a ritenersi soddisfatto di compiere azioni di cui era completamente ignaro delle finalità e, peggio, e di cui era fondamentale che le ignorasse. Come Eatherly, con cui Anders aveva appena concluso un proficuo scambio di lettere, Powers incarna questo nuovo tipo di ignoranza che dà il titolo alla lettera: «non solo quello che faceva non erano affari suoi ma, in una certa misura, non lo era nemmeno il fatto stesso di fare qualcosa». Questa totale assenza di curiosità sulla natura della propria attività implica per il filosofo un condizionamento di una portata senza precedenti. Come spiegare che un uomo – a maggior ragione un pilota d’élite – rinuncia non solo a comprendere gli ordini che riceve ma anche solo al desiderio di comprenderli? Si può spiegare con un «lavaggio del cervello» di formidabile efficienza, spiega il filosofo, che ne fa uno strumento, un «prodotto», per il quale la conoscenza è un ostacolo all’efficienza. Tuttavia, contrariamente all’immagine evocata da questo termine scelto per parlare a Powers, Anders concepisce in primo luogo questo «lavaggio del cervello» come un’operazione di seduzione. Il modo migliore per garantire la cieca collaborazione di un essere umano, possibile oggetto di interrogatorio e (quindi) di fallimento, è quello di scommettere sulla sua «vanità». La fiducia cieca di Powers è nata e si è rafforzata dalla fiducia concessagli dai suoi superiori, in cambio della sua stessa fedeltà. Si rifiutò letteralmente di mettere in discussione questo onore per l’idea superiore che ciò avrebbe intaccato il valore della sua stessa fedeltà.

Tuttavia, se la modernità di questa manipolazione è così spaventosa per il filosofo è perché la beata ignoranza che ne deriva coincide nel XX secolo con un potenziale tecnico illimitato. «Onnipotenza e ignoranza: è questa la combinazione che colpisce». Una combinazione caratterizzata dall’ormai gigantesco divario tra il nostro infinito potere di distruzione e il nostro limitato potere di conoscenza, che Anders chiama il «divario prometeico». La lettera è un avvertimento: l’ignoranza serve all’annientamento. A qualsiasi livello, ogni essere umano corre «il terribile rischio di metterci tutti in pericolo»: siamo tutti dei morituri (dal latino morituri te salutant: coloro che stanno per morire ti salutano).

Théophile Blondy

Traduzione a cura di Manuel Zanarini

(https://philitt.fr/, Théophile Blondy, «Le rêve des machines, cauchemar de Günther Anders», 14 febbraio 2022)

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