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Metapolitica

Il sacrificio dei contadini francesi (e di quelli italiani)

L’agricoltura francese non gode di buona salute. Da alcuni mesi si moltiplicano i segnali preoccupanti: il Mercosur, la legge Duplomb, il cadmio, la carenza di fertilizzanti… Un terzo degli agricoltori vive al di sotto della soglia di povertà, due si suicidano ogni giorno. Cosa sta succedendo nelle nostre campagne?

Il Mercosur dovrebbe entrare in vigore il 1° maggio 2026. Questo trattato di libero scambio esporrà l’agricoltura francese alla concorrenza del Sudamerica, che non ha né lo stesso clima né le stesse norme sociali e ambientali. È ormai chiaro a tutti che gli agricoltori francesi, in particolare gli allevatori, non potranno resistere: la maggior parte di loro scomparirà.

Si è parlato molto di tradimento da parte delle élite, che avrebbero venduto i contadini francesi. Questa accusa è del tutto assurda. L’Unione europea e la Francia sono state assolutamente fedeli ai propri principi e alla propria storia: il libero scambio. Fin dalla sua creazione, l’Europa ha stipulato accordi internazionali di libero scambio che la Francia ha sempre ratificato. Lo stesso vale per l’agricoltura. Nel 2007, il Trattato di Lisbona ha aperto il mercato ortofrutticolo alla concorrenza spagnola, dove il salario minimo è inferiore del 30%: la produzione francese, che era in eccedenza, è crollata. Dieci anni dopo, nel 2017, è stata la volta del CETA, che ha aperto il mercato europeo alla concorrenza canadese, la quale non rispetta i nostri standard ambientali. Dieci anni dopo, ecco il Mercosur: stessa logica, stesse conseguenze. Ancora una volta abbiamo assistito al patetico balletto dei liberali-conservatori che deplorano gli effetti (la scomparsa dei contadini) di cui sostengono la causa (l’economia di mercato).

I problemi che affliggono i contadini francesi non sono certo una novità. Nel 1946 i contadini erano 7,5 milioni, pari a un terzo della popolazione totale. Oggi sono 400.000, ovvero l’1,5% della popolazione. L’agricoltura francese era già in ginocchio ben prima dell’arrivo del Mercosur. Per capire cosa sta succedendo, occorre quindi prendere un po’ di distanza.

Nel 1945 l’agricoltura subì una profonda rivoluzione: l’arrivo dei trattori. Sembra una cosa da poco, eppure cambia tutto. I trattori sono costosi: bisogna produrre di più per ripagarli. Le dimensioni delle aziende agricole aumentano, le siepi scompaiono e il numero dei contadini diminuisce. Ci sono meno braccia per una superficie maggiore, quindi non è più possibile diserbare a mano; il ricorso agli erbicidi diventa inevitabile. Tuttavia, un erbicida come il glifosato distrugge tutto. Per utilizzarlo bisogna acquistare anche i semi progettati dalla Monsanto, specifici per resistere ai suoi diserbanti.

I trattori si stanno diversificando e specializzando. Non è possibile acquistarli tutti, quindi non è più possibile svolgere tutte le mansioni agricole. È la fine dell’agricoltura tradizionale, che era caratterizzata da una policoltura abbinata all’allevamento. Le aziende si stanno specializzando e la meccanizzazione porta a una tendenza alla monocoltura, che a sua volta favorisce la proliferazione dei parassiti. Sono quindi necessari i pesticidi e la legge Duplomb. Non si dispone più di letame animale e occorrono rese elevate per ripagare i debiti: è necessario importare fertilizzanti azotati che passano per lo stretto di Hormuz o fertilizzanti fosfatici provenienti dal Marocco, spesso ricchi di cadmio.

L’agricoltura industriale dipende quindi sempre da attori internazionali a monte della produzione ed è sempre globalizzata a valle. Infatti, l’industrializzazione dell’agricoltura provoca un’esplosione delle rese: la produzione viene moltiplicata. Non può più essere venduta sul mercato del villaggio, ma dipende ormai da un mercato mondiale dei prodotti alimentari, dominato dai prezzi delle materie prime e da acquirenti internazionali che non esitano a comprare altrove se i prezzi francesi sono troppo alti. I prezzi scendono: un vitello è venduto a 50 €, un chilo di grano a meno di 20 centesimi. Gli agricoltori francesi non possono competere con i salari ucraini o argentini, pertanto hanno bisogno di aiuti pubblici che costituiscono il 70% del loro reddito. A questi aiuti si accompagnano inevitabilmente norme, burocrazia e leggi quadro volte a orientare e vincolare le loro scelte.

L’agricoltura moderna, industrializzata e meccanizzata, è un caso emblematico. È evidente che la tecnologia non è uno strumento né un mezzo da utilizzare a proprio piacimento. Con i trattori è arrivato il “mondo dei trattori”, una realtà radicalmente nuova in cui gli agricoltori sono costretti a lavorare ma che non controllano. In questo mondo, che lo si voglia o no, ci sono meno contadini, aziende agricole più grandi e norme burocratiche soffocanti; bisogna acquistare all’estero trattori sempre più potenti e il petrolio per farli funzionare, bisogna acquistare da multinazionali sementi, fertilizzanti, pesticidi, erbicidi; bisogna vendere su mercati globalizzati governati dai giganti dell’agroindustria, mercati internazionali sui quali gli agricoltori francesi sono svantaggiati. Il trattore non è uno strumento che si usa come si vuole: al contrario, sono l’agricoltura e le nostre campagne ad essere state modificate dai trattori, perché hanno dovuto adattarsi e conformarsi a essi.

Non c’è né sovranità nazionale né localismo in un’agricoltura industrializzata e completamente integrata nel complesso agroindustriale mondiale. L’agricoltura è stata trasformata in un’industria, e le sta accadendo ciò che è accaduto a tutto il settore: concorrenza globalizzata, chiusure di aziende, disoccupazione, delocalizzazioni verso paesi più flessibili dal punto di vista sociale ed ecologico, inquinamento. Non si possono difendere contemporaneamente i contadini e i trattori, il cibo sano e i trattori, la sovranità alimentare e i trattori, l’ecologia e i trattori. Ma se si vogliono competitività e produttività, servono i trattori. Bisogna scegliere: o le macchine e il denaro, o gli uomini e la natura.

Qual è il bilancio di questa industria alimentare globalizzata? È un fallimento totale. È un fallimento per gli agricoltori, sempre meno numerosi poiché l’aumento della produttività si traduce in una riduzione della manodopera. Sono asserviti dall’industria agroalimentare, sempre meno liberi nelle loro scelte e nelle loro azioni. Sono stati privati del loro mestiere e del loro mondo: non hanno più i piedi nella terra ma sul trattore, non hanno più le mani nella terra ma sul joystick della mietitrice o tra le scartoffie della PAC, non guardano più il grano crescere ma hanno gli occhi fissi sugli schermi dove vengono visualizzati i prezzi del grano e dei fertilizzanti. La metà delle aziende agricole non ha un successore, un terzo degli agricoltori vive al di sotto della soglia di povertà, due si suicidano ogni giorno.

Ci si potrebbe consolare dicendo che il loro sacrificio non è vano. Grazie ai trattori e alle loro rese smisurate, possiamo nutrirci a basso costo. La quota destinata all’alimentazione nel bilancio familiare si è dimezzata dagli anni ’60. Eppure, la precarietà alimentare colpisce il 16% dei francesi e non smette di crescere. Uno studio dell’INRA del 2010 ha rivelato che il 36% dei decessi in Francia era dovuto all’industria agroalimentare, ovvero la modica cifra di 235.000 morti all’anno. La colpa non è degli agricoltori, ma del sistema tecnico-industriale in cui sono intrappolati, che impone l’uso di pesticidi e fertilizzanti. L’industria alimentare non ha quindi mantenuto la promessa di garantire a tutti l’accesso a un’alimentazione sana. Sia dal punto di vista dei consumatori che da quello degli agricoltori, si tratta di un fallimento.

Allora cosa fare? Per porre fine ai mali causati dai trattori, occorre abbandonare i trattori. Ciò comporterebbe un crollo della produzione agricola, che dovrebbe essere compensato da un aumento del numero di contadini, nonché degli artigiani rurali necessari alla vita contadina deindustrializzata. Insomma, bisognerebbe invertire l’esodo rurale. È un’utopia, che si realizzerà il giorno in cui ci saranno abbastanza uomini determinati a riprendere la terra dalle macchine. Nel frattempo, ne volete ancora un po’ di cadmio?

Nicolas Degroote

Nicolas Degroote, Éléments, Le sacrifice des paysans de France, 22 aprirle 2026.

Traduzione a cura di Piero della Roccella Sorelli.

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