Pinocchio è finito sotto i ferri clinici della critica letteraria, psicoanalitica, sociologica, storica senza meno, in realtà sempre sotto diagnosi e terapia forzata all’ideologia dominante del moderno. La fiaba di Carlo Collodi pone altresì la metamorfosi di un pezzo di legno che da burattino si rende alla dignità di uomo come rito di passaggio e metamorfosi esistenziale.
Questo bel saggio di recentissima pubblicazione, curato da Andrea Scarabelli, raccoglie contributi plurimi uno più attagliato e sottile dell’altro sul piano del simbolico, con scritti di Simonetta Bartolini, Gianfranco de Turris, Carmelo Germanà, Grazia Marchianò, Roberta Moretti, Andrea Pruiti Ciarello, Emilio Servadio, Giovanni Sessa, Fulvia Toscano ed Elémire Zolla, nel tentativo di mostrare che la ribellione alla gravità dei sensi è la più potente metanoia spirituale, metafora dell’individuazione e realizzazione del sé.
Tra le altre, trasparente l’analogia dantesca, come viaggio agli Inferi e ritorno. Pinocchio, sfidando la volontà paterna di restare nel “sicuro” ventre del Pesce, come Dante si riaffaccia alla Luce per “riveder le stelle” dopo il viaggio agli inferi, completando la trasformazione da automa in ragazzo, come promesso alla Fata (donna angelicata del ghibellino Dolce Stil Novo). Al termine del poema iniziatico, la Luce è conquistata e l’uomo appare. I mostri per Pinocchio sono i ruoli di potere usurpati nell’ottusità della mistificazione e contraffazione dell’autorità regale. Solo quando ha raggiunto il fondo dell’abisso, il cuore del Caos, allora l’eroe di legno torna figlio, trova il padre (axis mundi) e riconquista la convinzione interiore e la via della liberazione.
Per James Hillman, d’altronde, il Puer incarna l’eterna giovinezza, la spontaneità, l’incompiutezza e il contatto con il divino, ove l’entusiasmo deriva dal greco antico ἐνθουσιασμός (enthousiasmós): “avere un dio dentro di sé” o “essere posseduti da una divinità”. Il suo processo di realizzazione non consiste nell’abbandonare lo spirito del fanciullo per diventare un adulto irrigidito (Senex), ma nell’affrontare le sue parti oscure (la scaltrezza utilitaristica del Gatto e la Volpe) e nell’accettare la sofferenza come strumento di consapevolezza e vittoria interiore.
Mai cessiamo di essere giovani se ad accompagnarci è la fedeltà al destino che ci siamo dati, la capacità di stupirci e l’ebbrezza sempre rinnovata della prima volta, come ritorno dell’eterno.
Eduardo Zarelli
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Pinocchio svelato
2026, pp. 134A cura di: Andrea Scarabelli
Tradotto in oltre duecento lingue, fonte d’ispirazione per film e sceneggiati, fumetti e musical, Pinocchio è di certo la fiaba più famosa di sempre. Le avventure del celebre burattino hanno fatto sognare generazioni di lettori, garantendo al loro autore, Carlo Collodi (1826-1890), una fama che resiste al passare del tempo. Nel corso dei decenni, Pinocchio è finito sotto il bisturi analitico di critici letterari, psicoanalisti, sociologi e storici della letteratura. Non sono mancate, tuttavia, letture più “tangenziali”, che ne hanno messo in luce gli aspetti maggiormente “simbolici”. Il filo rosso che lega un pezzo di legno, un burattino e un bambino in carne e ossa è stato sciolto da studiosi di alchimia e massoni, antroposofi e occultisti, storici delle religioni e antropologi. Questo volumetto, pubblicato in occasione dei duecento anni dalla nascita di Collodi con il patrocinio della Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella e di Naxoslegge, raccoglie i contributi di alcuni di loro, nel tentativo di mostrare che quella di Pinocchio non è solo la cronaca di un bambino capriccioso e ribelle, ma una potente metafora dell’individuazione, della metamorfosi e realizzazione di sé.
Saggi di Gianfranco de Turris, Grazia Marchianò, Emilio Servadio ed Elémire Zolla.
Tavole di Sigfrido Bartolini.
Introduzioni di Simonetta Bartolini, Carmelo Germanà, Roberta Moretti, Andrea Pruiti Ciarello, Giovanni Sessa e Fulvia Toscano.

