Ci siamo abituati ad associare il socialismo alla sinistra. Eppure, fin dalle sue origini, il socialismo si oppone frontalmente al progressismo liberale nato dalla Rivoluzione francese. Laddove la sinistra celebra il movimento, l’individuo e la tabula rasa, il socialismo originario difende le comunità, il radicamento e la decenza comune. Un’opposizione radicale che la storia ha gradualmente cancellato… fino a far scomparire lo stesso socialismo.
L’opposizione tra destra e sinistra affonda le sue radici nella Rivoluzione francese. All’epoca la destra era il partito della Restaurazione cattolica e monarchica, mentre la sinistra, al contrario, intendeva consolidare e portare avanti la Rivoluzione: era repubblicana e anticlericale. La destra è conservatrice, la sinistra progressista. La destra è il partito dell’ordine e dell’autorità, della spada e dell’incensiere, mentre la sinistra è liberale: liberale dal punto di vista politico, promotrice delle libertà politiche contro l’autorità del re; liberale nei costumi contro la morale cattolica; liberale dal punto di vista economico e favorevole alle innovazioni industriali e scientifiche.
La vita politica del XIX secolo non si limita a questi due partiti. Alla sinistra progressista (i blu) e alla destra reazionaria (i bianchi) si aggiungono i socialisti (i rossi). Il termine «socialismo» fu introdotto in Francia nel 1834 da Pierre Leroux, operaio tipografo e fondatore del socialismo francese, con uno scopo preciso: «Ho coniato il termine socialismo per contrapporlo al termine individualismo».
Questa origine è determinante. Il socialismo originario è una reazione all’atomizzazione della società. Infatti, le comunità tradizionali vengono frammentate dal capitalismo nascente. L’esigenza di mobilità, che ha inizio con l’esodo rurale, spezza la vita comune; la concorrenza tra i lavoratori lacera il tessuto sociale; l’innovazione continua distrugge le tradizioni e spezza il legame tra le generazioni. L’individualismo liberale mina le forme elementari di reciprocità e di solidarietà, ogni cultura comune, tutte le abitudini di vivere e lavorare insieme senza le quali nessuna comunità può sopravvivere. Il socialismo, come indica il suo nome, sarà innanzitutto la lotta per mantenere vive le comunità, contro il liberalismo secondo il quale «la società non existe» (Thatcher), ben prima di essere una lotta economica contro la miseria operaia.
Perché difendere le comunità? Perché gli individui isolati sono deboli, vulnerabili e sfruttabili, in balia dello Stato o del denaro. I socialisti, come Debord, Orwell o Simone Weil, hanno sottolineato che l’atomizzazione delle società comporta desolazione, isolamento e sradicamento, che rendono possibile ogni forma di asservimento e ogni totalitarismo. Senza una comunità solida, non ci sono uomini liberi. Ecco perché il socialismo originario si oppone a tutti i progressismi della scienza, dell’economia e della politica che fanno tabula rasa del passato, al fine di difendere tutto ciò che è indispensabile alla sopravvivenza delle comunità. Il socialismo originario è conservatore: intende radicare nuovamente gli uomini sradicati dalla modernità industriale.
Amare il proprio Paese
Il socialismo è per sua natura nazionalista e patriottico. «Bisogna amare, in un paese, tutto ciò che costituisce una condizione per lo sviluppo spirituale degli individui: la lingua, le cerimonie, i costumi, tutta la poesia che avvolge la vita di un paese. Si possono e si devono amare anche tutti i paesi, ma si hanno obblighi particolari verso il proprio» (S. Weil). I socialisti si oppongono fin dall’inizio all’immigrazione, già dal 1845 (Engels). Fondano la famosa Internazionale proprio per sviluppare la solidarietà tra i lavoratori di tutti i paesi, affinché gli operai belgi non vengano a spezzare uno sciopero francese facendosi assumere al posto degli operai francesi. Il socialismo è, infine, morale. Coltiva le virtù indispensabili alla vita sociale, che vengono erose dalle «acque gelide del calcolo egoistico»: la fedeltà alla parola data, la solidarietà e la generosità, il senso dell’onore. È la «common decency» di Orwell.
Insomma, la sinistra progressista e il socialismo conservatore si contrappongono frontalmente. La sinistra nata dalla Rivoluzione francese si fonda sull’idea di Progresso e sulla filosofia dell’Illuminismo. Il suo nemico è il reazionario, ovvero tutto ciò che frena il Progresso: la Chiesa, la monarchia, ma anche le tradizioni popolari, sempre considerate arretrate e ripugnanti. Il socialismo nato dalla Rivoluzione industriale si fonda sull’esperienza concreta della frammentazione delle comunità. Il suo nemico è il borghese, ovvero tutto ciò che distrugge le condizioni per una vita dignitosa.
Alleanze temporanee e opposizioni radicali
A volte ci furono alleanze temporanee, durante l’affare Dreyfus e il Fronte Popolare. Ma il più delle volte i socialisti e la sinistra si sono opposti, a volte violentemente. Nel giugno del 1848, Hugo, allora deputato, si schierò chiaramente dalla parte dell’ordine e della Guardia Nazionale contro gli operai, incitando i soldati a prendere d’assalto le barricate; nel 1870 la Comune fu repressa nel sangue da Thiers, allora capo della sinistra; nel 1871 Édouard Vaillant proclamò che «i versagliesi di sinistra come quelli di destra devono essere uguali di fronte all’odio del popolo»; nel 1893 il Partito Operaio Francese invitò a «cacciare dal potere i ladri sia di destra che di sinistra»; durante l’affare Dreyfus, Rosa Luxemburg definì Jaurès, Zola e la sinistra «nemici della classe operaia»; nel 1919 gli spartachisti furono giustiziati da un governo di sinistra; nel 1920, la SFIO ribadì di essere un partito rivoluzionario «contrario ai blocchi di sinistra»…
Nel dopoguerra, il socialismo originario è scomparso, fagocitato dalla sinistra socialdemocratica. Rosa Luxemburg aveva tuttavia messo in guardia: l’assimilazione dei socialisti alla sinistra avrebbe comportato «l’annientamento di tutta l’opera compiuta dal socialismo». In effetti, la sinistra ha completamente sradicato il discorso socialista originario, al punto che ormai non esiste più, a sinistra, una critica seria al capitalismo – al massimo la volontà di riformarne alcuni eccessi. Persino l’estrema sinistra odierna non è né anticapitalista né antiliberale, nonostante tutti i suoi discorsi altisonanti, perché la sua ideologia libertaria e progressista consente il pieno dispiegamento del capitalismo – cosa che i socialisti avevano ben compreso.
Anche la destra monarchica e cattolica è scomparsa, sostituita dalla destra contemporanea, liberale e progressista quanto la sinistra, al punto che a destra non esiste più una critica seria alla modernità – al massimo la volontà di riformarne alcuni eccessi. Persino l’estrema destra odierna non è né conservatrice né patriottica, nonostante tutti i suoi discorsi altisonanti, perché promuove l’economia di mercato e l’innovazione tecnologica che distruggono i confini e le comunità, le tradizioni e i valori morali – cosa che i socialisti avevano ben compreso.
È il famoso fenomeno della “sinistrizzazione”. La sinistra liberale ha trionfato sui socialisti e sulla destra reazionaria, ha imposto a tutti i suoi valori fondamentali: il liberalismo e il progressismo. Tutti i partiti politici francesi sono, in un modo o nell’altro, liberali e progressisti; tutti sono eredi della sinistra. Tutti, nonostante i loro bei discorsi, operano concretamente alla distruzione delle comunità. Per combattere l’atomizzazione, lo sradicamento e la desolazione dell’uomo moderno c’è quindi un solo modo: non votare, ma mettere radici, ovvero impegnarsi in una comunità.
Per approfondire l’argomento, si consiglia la lettura di Jean-Claude Michéa, in particolare il saggio Il nostro comune nemico. Considerazioni sulla fine dei giorni tranquilli (Neri Pozza Editore, 2018).
Nicolas Degroote
Nicolas Degroote, Éléments, Le socialisme n’est pas de gauche !, 15 ottobre 2026.
(Traduzione a cura di Piero della Roccella Sorelli)

Una risposta su “Il socialismo non è di sinistra!”
È anche una questione semantica. La parola socialismo copre una molteplicità di significati e visioni del mondo. Tutte in genere ispirate all’organicismo comunitario. Tranne, guarda caso e non a caso, il marxismo le cui fondamenta si trovano nell’individualismo contrattualista emancipatore dai “variopinti legame tra uomo e uomo”.