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Marco Tarchi Metapolitica

Ancora Fascismo? Nel 2026?

Ancora fascismo? Nel 2026?È questa la reazione perplessa o delusa che molti lettori potrebbero avere – e qualcuno l’ha avuta e ce l’ha comunicata – nello scorrere l’indice del più recente fascicolo di Trasgressioni, la rivista ormai quarantenne che si è prefissa di coniugare la scientificità delle analisi con un approccio non conformista nel campo della cultura politica.Ebbene sì. Ancora fascismo, e non casualmente. Perché, come a tutti è noto, le cronache politiche nazionali e internazionali hanno riportato per l’ennesima volta alla ribalta una parola, un concetto, che sembra ormai da tempo destinato ad essere utilizzato esclusivamente come epiteto infamante e ad essere piegato a tutti gli usi polemici possibili, rappresentando l’incarnazione del Male assoluto e venendo applicato a qualunque fenomeno in cui si accerti o si sospetti la presenza di violenza, odio, intolleranza, sopraffazione, discriminazione. Fungendo da capro espiatorio per liquidare e passare in giudicato qualunque manifestazione di questi sentimenti o comportamenti negativi.È il caso, per chi ha a cuore il rispetto della verità storica, di accettare questa scorciatoia cognitiva e quindi di avallare la contraffazione di un fenomeno che ha avuto variegate sfaccettature ed è stato intriso di contraddizioni e aspetti discutibili e talora deplorevoli ma certamente non può essere ridotto a una raffigurazione così strumentale e macchiettistica?

Le formazioni politiche che hanno un passato più o meno recente situabile nell’estrema destra ritengono evidentemente di sì, e quando non uniscono le proprie voci al coro intonato dagli avversari che vorrebbero delegittimarle sciorinando il rosario delle colpe dei presunti antenati si limitano ad un imbarazzato silenzio. I gruppuscoli che nell’estrema destra hanno messo radici si comportano diversamente e fanno ancora peggio, sbracandosi in atteggiamenti nostalgici ed offrendo dell’oggetto del loro culto un’immagine altrettanto ridicola ed artefatta – in senso inverso – quanto quella brandita dai “nemici”.

In questo panorama affliggente, ritornare a studiare seriamente il fascismo, con le lenti dell’analisi scientifica, è un dovere soprattutto per coloro che, con le ingenuità e i limiti dell’età giovanile, ne hanno in passato accolto e magari diffuso un’immagine acritica e/o edulcorata, ma che poi – come è accaduto durante l’esperienza della Nuova Destra, che ha prodotto la traduzione e la diffusione in Italia di libri esemplari come La tentazione fascista di Tarmo Kunnas e Né destra né sinistra di Zeev Sternhell – lo hanno sottoposto al vaglio del senso critico, scartando i contrapposti vicoli ciechi della denigrazione e dell’apologia.

Questo è il senso della scelta che ha portato a dedicare tre dei recenti fascicoli di Trasgressioni a ricerche rigorose e attente in argomento. Il numero 73 ha aperto la strada con i contributi di due dei più autorevoli studiosi dell’argomento, volti ad accertare le caratteristiche fondamentali del fenomeno affrontato: Fascismo universale? Approcci e definizioni dell’inglese Roger Eatwell e C’è stato fascismo al di fuori dell’Europa? La diffusione a partire dal continente europeo e le spinte interne del norvegese Stein Ugelvik Larsen. Il numero 74 ha allargato il raggio di osservazione dell’influenza del soggetto di studio sul piano internazionale descrivendone la diffusione nell’America Latina, con tre articoli di accreditati specialisti: Fascismo e autoritarismo in Brasile sotto Vargas (1930-1945), Le sindromi fascista e populista nella rivoluzione della destra argentina di Alberto Spektorowski e C’è stato fascismo in Cile? Il Movimiento Nacional Socialista negli anni Trenta. L’itinerario è proseguito con il numero 76 dedicato all’Asia e all’Oceania, con gli scritti di Gregory J. Kasza (Fascismo dall’alto? La destra kakushin giapponese in prospettiva comparata), William C. Kirby (Immagini e realtà del fascismo cinese), John Perkins e Andrew Moore (Il fascismo nell’Australia fra le due guerre) e John Perkins (La svastica fra le noci di cocco. Il nazionalsocialismo in Nuova Guinea negli anni Trenta).

È ancora possibile procurarsi questi fascicoli abbonandosi alla rivista con 60 euro per 6 numeri e facendo partire l’abbonamento dal numero 73, versando l’importo sul ccp 20468500 oppure bonificandolo sul conto bancario con IBAN: IT29G0760102800000020468500. Per chi ha a cuore la battaglia delle idee e non intende arrendersi al dominio degli stereotipi progressisti, la lettura di Trasgressioni è uno strumento indispensabile.

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