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Le origini del G.R.E.C.E. e le prospettive prossime del G.R.E.C.E. Italia

Sono passati ormai più di cinquant’anni dalla fondazione del Groupement de recherche et d’études pour la civilisation européenne, meglio conosciuto con l’evocativo acronimo di GRECE.

L’associazione animata tra gli altri da Alain de Benoist, Dominique Venner, Pierre Vial e Jean Mabire nacque in Francia nel fatidico anno 1968 e sarebbe diventata presto il fulcro delle iniziative di quella che gli osservatori giornalistici – con un neologismo fortunato ma mai ritenuto troppo congeniale dai diretti interessati – ribattezzarono “la nuova destra”. Da mezzo secolo la fucina di idee transalpina non cessa di produrre suggestioni e stimoli che ne hanno fatto uno dei “pensatoi” più noti del panorama intellettuale europeo nonché il modello per analoghe esperienze in altri Paesi, a cominciare da quella promossa in Italia da Marco Tarchi con le riviste Diorama Letterario e Trasgressioni e l’attività editoriale della Roccia di Erec.

A mettere in moto questo gruppo di persone, quasi tutti venti-trentenni e con trascorsi militantistici a destra ma senza affiliazioni di partito, è in origine la volontà di trovare risposte adatte a un’epoca che cambia malgrado la propria parte politica si ostini a fingere che così non sia. Sono gli anni dello smarrimento dopo la guerra d’Algeria e a cavallo di una contestazione giovanile che metterà al centro dell’agenda una serie di valori e bisogni sconosciuti alle generazioni precedenti. Le ferite del secondo conflitto mondiale sono ancora aperte e sanguinanti, tanto da rendere pressoché impossibile il confronto fra coetanei di opposti orientamenti. Tuttavia, per de Benoist e molti altri animatori del GRECE si fa strada poco per volta la convinzione che la dicotomia ereditata dalla Grand Révolution del 1789 stia ormai mostrando la corda. Il richiamo ai concetti di destra e sinistra non basta più a rendere ragione di affinità e divergenze che maturano attorno a questioni come il ruolo dell’Europa nella contesa tra Usa e Urss, l’esplodere delle contraddizioni tra la società dei consumi di massa e i limiti ecologici dello sviluppo, l’emancipazione femminile, la decolonizzazione e molto altro ancora.

La prospettiva adottata dal GRECE è quella metapolitica, fondata cioè sull’idea che la conquista del governo non sia un obiettivo prioritario rispetto all’egemonia su ciò che Gramsci definiva “la robusta catena di fortezze e di casematte” della società civile. L’ambizione non è allora quella di accaparrare assessorati e ministeri o di ritagliarsi ruoli da suggeritori del Principe, è la sfida più ardua di agire sul piano delle idee attraverso l’informazione, la scuola, il cinema, la musica, l’arte e i nuovi mezzi di espressione, dalla grafica al fumetto, per influenzare i meccanismi del consenso così come si vede fare a sinistra – con crescente successo – negli stessi anni. In quest’ottica, il retaggio del neofascismo è vissuto come un fardello non già perché rappresenti un fattore di imbarazzo in chiave elettorale ma perché vincola a schemi largamente sorpassati. Alle fisime sulla supremazia razziale ancora egemoni a destra si oppone una rilettura in chiave differenzialista dei rapporti tra identità etniche e culturali, al nazionalismo da Stato-caserma e all’occidentalismo filoamericano l’idea di un’Europa “terza”, imperiale e federale, alla sottomissione del femminile la complementarietà dei sessi nel rispetto delle reciproche specificità.

In Italia, per un decennio, la “nuova destra” riunitasi in una parte consistente della corrente rautiana nel Fronte della Gioventù tenterà di riformare dall’interno secondo questi principi la propria sigla di riferimento, il Msi. Ma i tempi per l’”uscita dal tunnel del neofascismo” non sono maturi e già a inizio anni Ottanta l’improba sfida può dirsi fallita. Guardando alle successive vicende della destra postfascista come a quelle non meno sconfortanti della sinistra ex comunista, si può comunque concludere a posteriori che molte delle intuizioni di allora fossero tutt’altro che peregrine. A distanza di tre decenni dalla fine della guerra fredda il pensiero unico liberale domina incontrastato sul piano delle idee. Le destre e le sinistre governiste che irridevano e tacciavano di scarso pragmatismo chi a dir loro si attardava “nelle torri d’avorio” hanno offerto una miserrima prova di sé quanto a capacità di costruire egemonia al di là di un effimero consenso politico. D’altro canto, fra coloro che si attardano a cercare di resuscitare le ideologie e le conflittualità novecentesche si scorgono tentativi talvolta generosi, talaltra detestabili ma sempre e comunque velleitari e votati alla dispersione di energie intellettuali altrimenti spendibili nella lotta contro il paradigma liberalcapitalista del “migliore dei mondi possibili”.

È a partire da questo stato di cose che un piccolo gruppo di persone nel corso di questo strano 2020 ha deciso di avviare l’esperienza del GRECE Italia. La neonata realtà opera in collegamento con la “casa madre” francese ma rappresenta un soggetto autonomo negli indirizzi e nella progettualità. Anche per questo si è deciso di darsi un simbolo diverso dallo storico nodo celtico, optando per una stilizzazione della pianta di Castel del Monte quale evocazione potente dell’identità euro-mediterranea della nostra penisola. L’emergenza pandemica ha limitato molto le attività ma non ha impedito di organizzare – per ora obbligatoriamente a distanza – alcuni convegni di alto profilo sull’ecologia, la metapolitica delle serie televisive, il ruolo della musica indipendente e la geopolitica nell’era del multipolarismo, tutti visibili nell’apposita sezione sul sito del GRECE Italia. Nel frattempo prosegue anche la pubblicistica online e l’obiettivo per il prossimo anno è di arrivare alla pubblicazione dei primi numeri dei “Quaderni del GRECE”.
Riteniamo che alle ragioni che già diversi decenni fa inducevano a ritenere esaurita la classica contrapposizione destra-sinistra se ne siano aggiunte altre ancor più dirimenti, accentuate dallo sprigionarsi delle energie latenti del populismo sulla scena politica dell’intero Occidente. Le grandi questioni relative alla manipolazione dei fondamenti della vita con la pratica dell’utero in affitto e altri meccanismi di “selezione”, alla transizione ecologica e alle relative ripartizioni di costi tra grande capitale e classi lavoratrici, alla crescente automazione e alienazione del lavoro, all’impatto dell’immigrazione sulle società europee e all’emergere di un mondo multipolare nel quale l’Europa stenta a trovare una sua dimensione, per tacere poi degli interrogativi del tutto inediti emersi con la pandemia globale, richiedono risposte che il desolante stato del dibattito politico odierno non può fornire.

È più che mai evidente che un contributo in tal senso non può venire né da una destra conquistata alle logiche di un capitalismo che distrugge tutto ciò che essa a parole vorrebbe conservare, né da una sinistra incapace di promuovere alcun cambiamento al di fuori di un grottesco puritanesimo lessicale che sfocia nelle aberrazioni della cancel culture e del politicamente corretto, ma nemmeno da improbabili rossobrunismi e da ibridazioni estetiche legate a epoche feconde quanto a spunti di riflessione ma ormai archiviate nel grande libro della storia. Alla postmodernità in cui viviamo servono nuove sintesi e strumenti per illuminare gli angoli bui del presente e comprendere qualcosa di più su ciò che ci attende. Questo è il compito che il GRECE Italia si è dato, questo il cammino che vogliamo intraprendere.

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