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Dal lusso al capitalismo: un saggio iconoclasta sulle radici storiche del lusso

Il sottotitolo di questo libro (Dal lusso al capitalismo), appena tradotto in francese per la prima volta, dà origine a questo articolo: «Lo spreco come origine del mondo moderno». Il suo autore, Werner Sombart (1863-1941), non è più molto apprezzato dagli accademici, nonostante una considerevole mole di lavori che meriterebbe di essere riconsiderata e soprattutto rivalutata.

Per prima cosa, l’uomo!

Diciamo di Werner Sombart che è eterodosso e relativamente inclassificabile: figura della «Rivoluzione conservatrice» tedesca (piuttosto di destra) nel primo quarto del XX secolo, era stato considerato un economista di estrema sinistra nell’ultimo quarto del XIX secolo (Friedrich Engels, teorico comunista tedesco e grande amico di Karl Marx, poté dire di lui che fu l’unico professore tedesco a comprendere appieno il Capitale di Marx). Werner Sombart può essere collegato alla grande scuola di sociologi storicizzatori che si sono impegnati a pensare alla modernità a cavallo del XX secolo. Una scuola da cui emergono nomi come l’americano Thorstein Veblen (Teoria della classe agiata, 1899), il tedesco Georg Simmel (Filosofia del denaro, 1900), il tedesco Oswald Spengler (Il tramonto dell’Occidente, 1918) o il tedesco Max Weber (L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, 1904) – tante opere decisive per comprendere il posto occupato dal lusso nella nostra società e a cui ora dobbiamo aggiungere questa prima traduzione di Dal lusso al capitalismo, libro pubblicato nel 1913.

Poi, il libro!

Basti dire subito che è molto… tedesco, con un apparato bibliografico tanto più affascinante in quanto i libri menzionati non sono quasi mai citati in opere contemporanee e con tutte le citazioni e le indicazioni necessarie per dare consistenza ad una tesi seriamente iconoclasta. La parte tedesca, appunto, è anche questa immensa cultura storica che l’autore testimonia e che gli permette di destreggiarsi con i Paesi, ma anche i continenti, le metropoli, le dinastie e le opere letterarie, dei periodi considerati (ci si chiede subito se i nostri sociologi del 2020 siano a questo livello di cultura generale: la risposta non lascia dubbi). Il libro è tuttavia molto facile da leggere: riprende anche molto rapidamente le grandi domande sul lusso del nostro XXI secolo, i cui studi contemporanei sembrano molto meno fondamentali, molto più aneddotici e singolarmente impoveriti dalla loro mancanza di profondità storica (è particolarmente vero nei Paesi dell’Europa Occidentale, patria del lusso internazionale, ma la ricerca accademica anglosassone salva l’onore – anche se purtroppo non è, il più delle volte, disponibile in francese). Per divertimento, una curiosità, che servirà a fornire la prova del riscontro trovato in Giappone da Werner Sombart: esiste una versione «manga» in francese e in immagini di Dal lusso al capitalismo (Kuro Savoir), sottotitolata «non c’è niente di male nell’amare il lusso, no?».

Infine, la tesi!

Il merito di una tesi è che la si migliora sempre contestandola, discutendola e modificandola. Per non fare i pedanti tedeschi, partiamo dall’ultima frase del libro: «È così che il lusso, figlio illegittimo di un amore illegittimo, ha dato vita al capitalismo». Tutto sarebbe già stato detto, ma alcune spiegazioni sono necessarie.

Da un lato, Werner Sombart – che aveva concepito questo libro come uno dei grandi capitoli periferici del suo capolavoro Il capitalismo moderno (1902) – ritiene che il capitalismo moderno sia nato da e per le industrie del lusso, che ne hanno accompagnato la fioritura, lo sviluppo e la sua diffusione nel mondo. È il bisogno sempre più pressante di beni di lusso che ha portato alla nascita delle economie moderne, con tutto ciò che questo comporta in termini di ricerca sfrenata del profitto, di razionalizzazione della produzione, di appetito per consumi esotici o di sviluppo di circuiti finanziari sempre più ingegnosi. La domanda di lusso è stata, secondo lui, la forza trainante della sempre crescente mercificazione capitalista delle economie europee, dalla fine del Medioevo ai giorni nostri. Questo attraverso la richiesta di tessuti sempre più lussuosi, ornamenti personali sempre più elaborati (compresi orologi e gioielli, ovviamente), opere artistiche (artigianato) o prodotti alimentari sempre più «ricercati» – a cominciare da zucchero, caffè, spezie o dolciumi.

Questa dinamica di consumo è stata rafforzata dal raduno nelle principali città europee (Londra, Parigi, Roma, ecc.) di élite socio-politiche desiderose di spendere sempre di più per mettersi in mostra e salire allo strato superiore delle gerarchie sociali: gli aristocratici che si immaginano regnanti, i grandi borghesi che sognano di essere aristocratici e i piccoli borghesi che si trasformano in ricchi grandi borghesi. Il lusso come lo intendiamo oggi è il risultato di questa convergenza tra i bisogni di un’élite che aveva i mezzi di consumo, la fornitura di prodotti sempre più elaborati e la creazione di grandi città di riferimento per concentrare il tutto. Mescolate bene e avrete gli ingredienti di una bolla del lusso che dura da diversi secoli…

Lusso e femminilizzazione

L’originalità della proposta di Werner Sombart sta nell’individuazione del fattore scatenante di questa «lussificazione» delle società europee: per lui (è qui che possiamo meglio comprendere la sua affermazione iniziale sul «figlio legittimo di un amore illegittimo»), tutto è iniziato nella seconda parte del medioevo, intorno all’XI e XII secolo, quando l’amore si secolarizzò, perdendo i valori religiosi che vi erano collegati e concentrandosi esclusivamente sul piacere dei sensi. Si passa così dallo spirituale al carnale, valorizzando le amanti piuttosto che le compagne legittime e spendendo molto di più per le prime che per le seconde: le corti dei vari Re di Francia saranno in questo senso esemplari di queste attenzioni materiali e private riservate alle donne e che ben presto vedranno sacrificato l’amore cortese (con il quale tutto ebbe inizio) al culto della «cocotte» ben curata che avrebbe segnato l’Europa fino alla prima metà del XX secolo.

Avremmo voluto che Werner Sombart sviluppasse un po’ di più alcune delle sue intuizioni sul legame che opera tra un indicatore del lusso come la preoccupazione per il comfort materiale e la femminilizzazione dei beni di lusso, o sul rapporto che si stabilisce tra l’appetito per lo zucchero e la stessa femminilizzazione. Ma, a un esame più attento, è terribilmente moderno come ragionamento, anche se sembrerà un po’ troppo «di genere» ai seguaci della cultura «woke».

Grégory Pons

Traduzione a cura di Manuel Zanarini

(Grégory Pons, Revue Éléments, Amour, luxe et capitalisme : un essai iconoclaste sur les racines historiques du luxe, 3 marzo 2022)

Info:

Per acquistare il libro di Werner Sombart in francese, intitolato Amour, luxe et capitalisme. Le gaspillage comme origine du monde moderne, tradotto e con la Prefazione di Guillaume Travers: https://www.revue-elements.com/produit/amour-luxe-et-capitalisme/

Amour, luxe et capitalisme de Werner Sombart aux éditions Krisis

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