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Bridgerton o l’incoerenza femminista

Avete già sentito parlare di Bridgerton? Si tratta di un adattamento televisivo, disponibile sulla piattaforma Netflix, del romanzo di Julia Quinn pubblicato nel 2010. La seconda stagione, uscita a fine marzo 2022, è già un grande successo presso il giovane pubblico femminile. Perché questa serie all’acqua di rose è così popolare? In che modo Bridgerton è così rivelatrice dell’incoerenza dei valori della gioventù femminile?

La trama racconta la storia inventata di una famiglia britannica dell’alta società londinese all’inizio del XIX secolo. A capo di questa famiglia di otto figli, dopo la tragica morte del marito, la vedova Bridgerton, viscontessa vedova, fa tutto il possibile affinché la sua prole riceva un’istruzione degna del rango di famiglia. In conformità con le regole dell’epoca, la serie descrive la vita di questi nobili e facoltosi rappresentanti dell’alta società come un susseguirsi di attività ludiche svolte tra persone dello stesso rango. Lo scopo dichiarato di queste attività è consentire alle ragazze di contrarre un matrimonio che dia loro protezione e rispetto, onorando la loro posizione sociale.

Come non rimanere vittime dello charme del duca di Hastings o del visconte di Bridgerton? Sorrisi affascinanti, sguardi languidi, parole dolci, bacia mani… La ricetta è perfetta per far soccombere più di una giovane donna. Inoltre, le attrici della serie sfoggiano look uno più bello dell’altro. Abiti in seta con dettagli molto fini, accessoriati con un paio di guanti o un ventaglio, oltre a copricapi sofisticati e aggraziati. La ciliegina sulla torta: le location. Sale da ballo, castelli, giardini fioriti, carrozze trainate da cavalli, paesaggi idilliaci… Vista da questa angolazione, ogni ragazza sognerebbe di vivere all’inizio del XIX secolo!

Il wokismo si fa strada nei soggiorni vittoriani

Ovviamente, Netflix non poteva lasciare la storia, nemmeno immaginaria, tale e quale. La piattaforma riconosciuta per le sue produzioni wokiste ha dovuto imporci la solita dose di pensiero buonista: femminismo, Black Lives Matter, LgbtQXYZ, c’è di tutto. Eppure la narrazione del libro, sebbene l’autrice abbia venduto i suoi diritti senza esitazione, non lasciava trasparire alcunché di tutto questo. Al di là di queste desolanti considerazioni, un pubblico femminile e relativamente giovane si sente davvero coinvolto da questo universo di fiocchi e riverenze. Potrebbe anche essere che queste ragazze ignorino il contenuto morale attuale della storia lasciandosi coinvolgere della sua bellezza. Non è contraddittorio apprezzare i codici estetici di un’epoca di cui rifiutiamo i valori?

Se dobbiamo credere ai sondaggi, la tradizione e il ruolo delle donne in società sono argomenti sempre meno popolari tra le più giovani. C’è però una tendenza «alla Bridgerton» in voga in una certa quantità di contenuti sui social. L’account ufficiale «bridgertonnetflix» ha 3 milioni di follower su Instagram e un video umoristico con gli attori della serie con sottofondo musicale è stato visto da 45 milioni di persone su TikTok. Stile di abbigliamento, accessori, regole di comportamento, etichetta, buone maniere… gli influencer stanno vivendo un periodo campale riproducendo queste usanze del secolo vittoriano.

Dal saper-fare al saper-vivere

Perché rifiutare il contenuto accettando la forma? Le femministe impegnate ci diranno che è del tutto possibile recuperare solo il «buono» di un’epoca senza mantenerne i lati «cattivi». Teoria condivisa dalla maggior parte dei professori della Repubblica francese del XXI secolo, i quali lavorano per decostruire parte della nostra storia disprezzandone i costumi e le usanze. È veramente possibile separare i due aspetti? Il professor René Écochard, specialista in neuroscienze, ci dice che «dare un giusto posto alla bellezza, attraverso l’abbigliamento e il comportamento, è essenziale per costruire relazioni umane vere». Infine, il nostro aspetto e i nostri comportamenti non sono forse semplicemente strumenti per vivere armoniosamente in società e realizzare così il bene comune?

Ben lontana dalle considerazioni della nostra società attuale, la nozione di «sapere» al servizio dell’interesse generale era centrale nei manuali di istruzione per ragazze di fine Ottocento. In Le savoir-faire et le savoir vivre: guide pratique de la vie usuelle à l’usage des jeunes filles scritta nel 1879 da Clarisse Juranville, troviamo un insieme di informazioni utili per la vita quotidiana: ricette di cucina, economia domestica, organizzazione e gestione della casa, cucito, assistenza all’infanzia, consigli per la cura della salute, cura del corpo e consigli di stile e altro ancora. Queste attività definivano la sfera privata in cui le donne regnavano mentre gli uomini occupavano quella del lavoro e della vita pubblica. Inoltre, l’opera di Clarisse Juranville era inclusa nell’elenco dei libri forniti gratuitamente dalla città di Parigi alle sue scuole comunali.

La donna è un uomo come gli altri?

Oggi è il momento della lotta per la uguaglianza esatta tra uomini e donne e per la teoria dell’indifferenziazione di genere. La questione non è più sapere cosa è opportuno fare o non fare come donna, ma cosa ci resta da fare per assomigliare sempre più agli uomini (se consideriamo che i termini «donna» e «uomo» abbiano ancora significato …). Molte sono le testimonianze di donne che hanno aderito a queste ideologie letali e che ora le rifiutano di fronte alla realtà della loro situazione. Nancy Houston critica molto bene questo fenomeno nel suo libro Reflections in a man’s eye scritto nel 2013. A partire dalla Prima Guerra Mondiale, le donne non hanno smesso di manifestare e protestare per essere riconosciute alla pari degli uomini sul piano politico e professionale ma «più (sono diventate) … soggetti, più (si si sono fatte) oggetti». Secondo l’autrice, la donna contemporanea «(si sforza) di dimostrare non solo (che vale quanto un uomo) sotto tutti gli aspetti e in tutti i campi, ma (che lei… non si differenzia in alcun modo da lui)!».

Avevamo bisogno di sembrare uomini sotto ogni aspetto per esistere nel XIX secolo? Le femministe di oggi, affascinate dai codici e dall’estetica dell’epoca vittoriana, sarebbero anche pronte ad assumere il ruolo che sarebbe stato loro attribuito in base al sesso? Non sono così sicura… Al prossimo episodio!

Félicie Bouchier

Traduzione a cura di Manuel Zanarini

(Félicie Bouchier, “Bridgerton ou l’incohérence féministe”, Revue Éléments, 10/5/2022)

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