Il caso 137
(Dossier 137)
di Dominik Moll
Francia, 2025
Con: Léa Drucker (Stéphanie Bertrand), Jonathan Turnbull (Benoît Guérini)
Trailer del film
La società francese sembra l’avanguardia del futuro europeo. La sostituzione etnica del popolo delle campagne con i migranti; della cultura e della lingua con l’americanismo; del tessuto collettivo con strutture tribali o individualiste, va producendo la proletarizzazione dei ceti medi, la scomparsa delle mediazioni antropologiche, un effettivo impoverimento economico e una moltiplicazione del conflitto sociale.
Il fenomeno dei gilets jaunes si inserisce nella tradizionale tendenza rivoluzionaria che dal 1789 caratterizza la storia francese ma con degli aspetti inediti generati dalla dissoluzione di tradizioni e comunità che in Francia sono assai più forti che (ad esempio) in Italia. Se si aggiunge il progressivo e grave disagio economico che colpisce il ceto medio e quello operaio, si comprende la disperazione di quella società. Nel 2018 le manifestazioni dei gilets jaunes a Parigi furono estese, capillari e determinate. Lo Stato-polizia reagì con grande violenza e avvennero molti episodi simili a quello narrato in questo film, che appunto è ispirato a una storia realmente accaduta.
Una famiglia di una cittadina vicina alla capitale decide di partecipare a una imponente manifestazione dei gilets jaunes non perché aderisca a quel movimento ma perché la propria città è abbandonata, non si trova lavoro, il disagio è grande e anche…per fare una gita a Parigi. Nella confusione generale la madre, i suoi tre figli e il fidanzato della figlia si separano e non riescono più a ritrovarsi. Questo accade anche perché la polizia chiude i varchi e impedisce di lasciare la manifestazione.
A supporto della polizia il ministero degli interni ha chiamato squadre di poliziotti/militari in borghese e armati. A un incrocio Guillaume e il fidanzato della sorella si trovano per caso davanti a cinque di questi poliziotti, due dei quali sparano alla testa di Guillaume, ferendolo gravemente. La madre sporge denuncia all’IGPN, l’ufficio incaricato di indagare sui crimini dei poliziotti (sì, in Francia esiste, in Italia no).
L’ufficiale Stéphanie Bertrand (interpretata in modo intenso e profondo da Léa Drucker) svolge con molta cura e progressiva passione le indagini, sino a procurarsi un video nel quale si vede chiaramente che i due ragazzi non hanno fatto nulla, non possedevano alcuna arma, non avevano la minima intenzione malevola e stavano soltanto cercando di allontanarsi. E tuttavia la banda di poliziotti li colpisce, lasciandone uno quasi moribondo. Bertrand fa arrestare i due militari responsabili ma immediatamente governo e polizia ottengono la loro scarcerazione e minacciano la poliziotta che così bene ha svolto il suo lavoro. Guillaume rimane menomato per tutta la vita e non ottiene alcun risarcimento.
Il film ha un ritmo narrativo coinvolgente, anche alternando momenti di tensione con altri più leggeri; presenta la vicenda nella sua effettiva complessità; dà voce a prospettive diverse ma in ogni caso mostra con grande chiarezza la ‘superficialità’ (se si vuole essere benevoli) e la ferocia (se si vuole essere più vicini alla realtà) dei soldati/poliziotti incaricati di reprimere le manifestazioni di grave disagio dei cittadini francesi. Una ferocia ideologica e prassica che non ho difficoltà a comprendere poiché ricordo bene gli sguardi allucinati (da sostanze?), i manganelli, il tentativo di accerchiare i manifestanti in piccoli gruppi e impedire loro vie di fuga. Lo vidi durante le manifestazioni contro l’infamia green pass a Milano.
Alberto Giovanni Biuso
