Mentre gli Stati Uniti di Donald Trump ostentano inusitatamente la loro forza, battono il pugno sul tavolo e sembrano intenzionati a riconnettersi con il loro “destino messianico” di “poliziotto del mondo”, la rivista Éléments, pour la civilisation européenne pubblica un numero speciale dedicato alla analisi dell’impero americano, basato su una selezione di articoli che abbracciano oltre 50 anni di pubblicazioni, di cui indice in calce.
Alain de Benoist – qui, in sintesi, introduttiva – pone la questione epocale di come il mantenimento del primato mondiale statunitense non si spieghi unicamente con la forza militare, bensì con un’egemonia onnicomprensiva fondata su due pilastri.
1. L’ideologia liberale e mercantilista: seguendo le orme di Carl Schmitt, egli vede nel potere anglosassone (Inghilterra e poi Stati Uniti), cioè atlantico, il trionfo della potenza marittima su quella terrestre. Questo modello sancisce l’emancipazione dell’economia dalla sfera politica, il capitalismo deregolamentato e la mercificazione del mondo.
2. L’universalismo morale: per cui l’imperialismo americano è una entità “informale” che si è storicamente basata sull’idea di una “nazione indispensabile”, quindi “eccezionale”. Questo universalismo giustifica l’ingerenza e la proiezione del potere sotto la maschera della diffusione dei valori occidentali (diritti umani e liberal-democrazia).
La sfida all’egemonia è quindi un destino continentale: di fronte a un mondo unipolare, si propugna una visione multipolare o policentrica in cui l’Europa e altri “grandi spazi” di civiltà mutino il pericolante paradigma dominante. In tal senso, l’evoluzione della politica estera statunitense, segnata in particolare all’oggi dalla presidenza di Donald Trump, caratterizza una trasformazione incapacitante. Gli Stati Uniti mostrano cioè un desiderio diretto di preservare la propria supremazia, adottando unilateralismo e protezionismo, distaccandosi così dalla tradizionale posizione “morale” universalistica che, volenti o nolenti, ha legittimato il “secolo americano”. Cade la maschera del “signore”, cosa farà il “servo”, di hegeliana memoria? Morirà suddito o si emanciperà sovrano? In tal senso è fondamentale comprendere cosa distingua ontologicamente l’Europa dagli Stati Uniti e perché gli americani non siano semplicemente “europei che parlano inglese”, ma un popolo che ha forgiato la propria identità in una rottura radicale e in opposizione all’Europa.
Notre meilleur ennemi
Hors-série n°4
04 Jean Cau dit «non» à l’Amérique
Par Robert de Herte
09 Pour en finir avec la civilisation Occidentale
Par Guillaume Faye
17 Mourir pour des pétrodollars ?
Par Pierre Vial
24 L’Amérique c’est Carthage
Par Robert de Herte
26 Quand l’Amérique était belle
Par Michel Marmin et Paul Masquelier
32 L’Amérique que nous aimons
Par Robert de Herte
35 États-Unis le maintien d’une puissance
Par Alain de Benoist
44 Le cri d’alarme de Matthew Crawford
Propos recueillis par Ethan Rundell
54 Washington contre de Gaulle
Par Christian Brosio
58 New York, New York Par Marc Hocine
62 La fin du dollar roi, rendez l’argent !
Par Guillaume Travers
68 La guerre du droit aura bien lieu
Par Pascal Eysseric
73 Le projet satanique d’Anton LaVey
Propos recueillis par Pascal Eysseric
77 Que reste-t-il de Theodore Kaczynski ?
Par Pierre Saint-Servant
80 Les racines religieuses du wokisme
Par François Bousquet
84 L’OTAN se battra jusqu’au dernier Ukrainien
Par Hervé Juvin
89 Chine-États-Unis : la guerre des infrastructures
Par Guillaume Travers
94 L’antilibéralisme anglo-saxon
Par Thomas Hennetier
101 Qui est Elon Musk ?
Par François Bousquet
111 Yellowstone, la série événement
Par François-Xavier Consoli
115 La séparation plutôt que la sécession
Par Lionel Rondouin
Eduardo Zarelli
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