Categorie
Cinema

Cinema. Odissea: «Nessuno»

“Nessuno”Il film visto non ha mutato il giudizio qui già formulato. Sono molteplici poi le recensioni più o meno appropriate con cui confrontarsi, resta certa la distanza dell’immedesimazione nella classicità con gli occhi archetipici degli antichi, oppure lo strabismo dello sguardo contemporaneo, che si concede il libertinaggio dell’adattamento. Tutto è possibile, basta che sia chiara la distanza e la differenza tra il mito e l’epica rispetto a ciò che è narrazione o fantasy. D’altronde l’impero americano declinante riracconta come proprio ciò che non lo è, plasmandolo come “occidente”, mentre sarebbe fondante, anche solo in senso critico e quindi creativo, comprendere cosa distingua ontologicamente l’Europa dagli Stati Uniti e perché gli americani non siano semplicemente “europei che parlano inglese” (vedi il capace regista Nolan), ma una civilizzazione che ha forgiato la propria identità in una rottura radicale e in opposizione all’Europa. Magari, quindi, l’occasione per leggere o rileggere la fonte genealogica. Si segnala in tal senso la originale stampa delle MAGOG Edizioni della Odissea tradotta da Thomas Edward Lawrence, l’archeologo poi ufficiale guerriero e agente segreto passato alla storia come Lawrence d’Arabia. Tra il 1928 e il 1931 tradusse l’opera per l’editore americano Bruce Rogers. Lawrence già si era sottratto alla sua prima identità, vivendo nell’anonimato, macerato da un profondo senso di colpa e vergogna per aver tradito le promesse di indipendenza fatte alle popolazioni arabe, diventando lo strumento inconsapevole (e poi parzialmente consapevole) dell’imperialismo occidentale, dedicandosi quindi alla stesura de “I sette pilastri della saggezza”, in una condizione claustrale che manterrà fino all’ultimo giorno della sua esistenza. Morirà come semplice aviere sotto falso nome in un incidente assai controverso di cui la versione ufficiale recitò che fosse uscito fuori strada sulla sua motocicletta per evitare due bambini in bicicletta che comparirono improvvisamente in mezzo alla strada, proprio lui che prima di compiere vent’anni, intraprese una serie di straordinari viaggi in bicicletta attraverso la Francia per studiare i castelli e l’architettura medievale…

Quando Rogers gli propose l’incarico, tramite l’amico comune Ralph Heyward Isham, Lawrence rispose con una lettera che è un trattato di fedeltà esistenziale areteica: dichiarò di avere “il ritmo del greco tanto conficcato nella mia mente” da non riuscire a tradurlo in un inglese informale e chiuse con una richiesta particolare, pubblicare il libro senza il nome del traduttore perché “non sono abbastanza bravo per un’opera d’arte tanto grande come l’Odissea. Non sono in grado di tradurre come gradirebbe Omero… Il libro sarà pubblicato senza il nome del traduttore”. Chiedeva dunque di sparire a sé stesso per lasciare che il testo parlasse per lui, e questo è un criterio a misura dell’epica, una vita che si è lasciata attraversare dal poema fino a sussumerla per restituirla. Un “nessuno” per sottrarsi al ciclope onnivoro Polifemo e farsi impersonale messaggero della violazione della Legge di Zeus (o xenia) che è il fulcro morale dell’Odissea mediterranea. Il dio protegge la fedeltà, il sacrificio, gli audaci, gli ospiti e i mendicanti. Nel canone omerico sono i Proci a infrangerla, mentre nella rilettura cinematografica atlantica lo stesso Ulisse e i suoi uomini infrangono questa legge durante la guerra di Troia, finendo per essere temuti come i saccheggiatori talassocratici noti come “Popoli del Mare”, gente senza Nomos. I Greci si consideravano letteralmente gēgeneîs (“nati dalla terra”), per cui il regale Erittonio, generato direttamente dal dio Efesto e dal seme caduto sul suolo dell’Attica, allevato da Atena, inventò la quadriga e fondò le feste Panatenaiche per onorarla ritualmente.

Itaca, interiore ed esteriore, è quindi il luogo simbolico e tragico del ritorno all’origine, del bisogno di rinascere alle proprie radici in un’epoca di rappresentazione e intrattenimento in cui il divenire, in forma di progresso, emancipazione e consumi è egemone. Tornare non è arretrare, né il restaurare tempi perduti, ma un andare verso l’origine, “revolvere”.

Eduardo Zarelli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *