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Yves Lacoste, inventore della geopolitica francese

Yves Lacoste, geografo e fondatore della scuola francese di geopolitica, non è riuscito a raggiungere i cento anni: nato il 7 settembre 1929 a Fès, è deceduto il 20 giugno 2026 nella regione parigina, all’età di quasi 97 anni. Claude Chollet, fondatore dell’OJIM, gli rende omaggio.

​Grazie al padre geologo, che lavorava in Marocco, trascorse lì i primi dieci anni della sua vita, acquisendo precocemente una profonda consapevolezza delle lotte contro il colonialismo. Dopo la morte prematura del padre si trasferì nell’Île-de-France, frequentò il liceo Lakanal e conseguì la laurea in geografia. Sotto l’influenza dei suoi docenti universitari aderì al Partito Comunista, dal quale si distaccò nel 1956 in occasione della rivolta di Budapest. Scrisse poi una tesi di dottorato in Marocco sulla geomorfologia (uno studio che gli consentirà di rendere omaggio a Lyautey, rispettoso delle norme fondiarie locali). Superato al primo posto l’esame di abilitazione all’insegnamento (agrégation) di geografia, scelse Algeri come prima destinazione. Fortemente ostile ai coloni e militante per l’indipendenza dell’Algeria, vi rimase solo tre anni prima di trasferirsi a Parigi, inizialmente all’Istituto di geografia e in seguito all’Università di Vincennes, dove terrà corsi seguitissimi fino al suo pensionamento.

​Le sue prime opere, dedicate a Ibn Khaldoun, furono pubblicate dalla casa editrice Maspero, di orientamento decisamente di sinistra. Dopo un articolo apparso su Le Monde in cui condannava i bombardamenti americani sulle dighe del Fiume Rosso [o Mekong, se si vuole mantenere l’errore del testo originale] durante la guerra del Vietnam, ebbe l’onore di vedersi vietato l’ingresso negli Stati Uniti. Il suo anno di svolta fu il 1976, che segnò una doppia nascita: un libro e una rivista.

​Il libro, sempre edito da Maspero, è «La geografia serve, innanzitutto, a fare la guerra». Una vera e propria bomba nel ristretto mondo accademico della geografia dell’epoca, all’epoca pacifista ed edulcorata. La geografia dei professori, una disciplina austera e poco apprezzata dagli studenti, si rinnovò affrontando a testa alta il campo politico. Lacoste aggravò la sua situazione aggiungendo alla sua rivista Hérodote il sottotitolo: «rivista di geografia e geopolitica». “Geopolitica” era una parolaccia all’epoca, poiché sapeva di nazismo (un riduzionismo ancora presente in numerose cerchie intellettuali progressiste), e l’ambiente universitario sospettò subito Lacoste di essere di destra.

​La rivista è ovviamente Hérodote, dal nome del geografo e storico greco. Caratterizzata da un originale formato quadrato e con cadenza trimestrale, fu pubblicata anch’essa da Maspero (e successivamente da La Découverte); ogni numero è dedicato a un tema dominante, che spazia dall’analisi di un singolo Paese alle relazioni economiche tra partner e concorrenti, fino alla valutazione dei rapporti di forza militari. Molti numeri sono diventati veri e propri pezzi da collezione. Avendo frequentato la sua redazione (senza scriverci) negli anni ’90, posso testimoniare la curiosità intellettuale che vi regnava. Hérodote ha appena pubblicato il suo numero 200, «50 anni di geopolitica, omaggio a Yves Lacoste», una lettura più che consigliabile.

Il maestro: Elisée Reclus

​Non si può parlare di Yves Lacoste senza menzionare il suo maestro, Elisée Reclus (1830-1905). E che grande maestro! Figlio di un pastore calvinista, si emancipò ben presto insieme al fratello Elie, con il quale attraversò la Francia a piedi. Espulso, come suo fratello, dalla facoltà di teologia protestante di Montauban per la sua ostilità a Napoleone III, fu professore di francese a Londra, precettore in Louisiana e agricoltore in Colombia, prima di tornare in Francia e iscriversi all’Istituto di geografia, dove in seguito insegnò. Si avvicinò all’anarchismo grazie a Blanqui e Proudhon, frequentò Bakunin e aderì alla Prima Internazionale. Fu il primo autore di guide turistiche, pubblicate da Hachette. Durante la Comune si arruolò nella Guardia Nazionale, fu catturato con un fucile in mano e condannato alla deportazione in Nuova Caledonia, pena poi commutata in dieci anni di esilio. Si stabilì in Svizzera, dove partecipò alle attività anarchiche del Paese. Amnistiato nel 1879, tornò in Francia prima di ripartire per il Belgio, dove fondò un’università libera e dove morì nel 1905. Per gli amanti delle letture impegnative, tra le sue opere si possono citare «L’Homme et la terre» (sei volumi) o la sua «Géographie universelle» (ben 19 volumi). Per i più frettolosi, c’è un libro incantevole, «Histoire d’un ruisseau», scritto per sua figlia. Verso la fine della sua vita, Yves Lacoste assomigliava sempre di più al suo maestro: viso allungato, aria pensierosa, baffi e pizzetto. Entrambi si trovano ora nel paradiso dei geografi, ancora anarchici, ancora attenti alle evoluzioni degli abitanti della Terra che – ogni giorno – constatano che «la geografia serve innanzitutto a fare la guerra».

Claude Chollet

Claude Chollet, Éléments, Yves Lacoste, inventeur de la géopolitique française, 25 giugno 2026.

Traduzione a cura di Piero della Roccella Sorelli.

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